Dai coralli alle liane: la magia di Cairns — luglio 26, 2010

Dai coralli alle liane: la magia di Cairns

L’arrivo a Cairns è stato quasi uno shock dei sensi: verde, caldo, umido. Speravo tuttavia di potermi finalmente godere un po’ di sole, ma purtroppo qui piove. Cade una  pioggia che sembra quasi polvere d’acqua. Continuamente. Fa caldo e quindi non infastidisce più di tanto, se non quando si trasforma in brevi ed intensi acquazzoni. 

Con l’aereo ho riscavalcato il tropico del capricorno e mi trovo circa al 16. parallelo sud, in piena zona tropicale. 

Lavaggio e Pianificazione

Il primo giorno l’ho dedicato al lavaggio di tutti i miei vestiti. Ho fatto le lavatrici in albergo e mi sono ridotata di magliette e pantaloni puliti. C’è ancora qualche residuo di rosso e di affumicato, ma ora mi sento finalmente pulita. La maggior parte della giornata, però, l’ho dedicata a decidere cosa fare da qui a Sydney. Ho trovato un’agenzia, la Peterpan, che mi ha davvero aiutato. Ci ho speso l’intero pomeriggio. La Peterpan è il punto di ritrovo dei backpackers, di chi viaggia zingarescamente in giro per l’Australia con uno zaino sulle spalle. Offre anche internet a un dollaro l’ora. Ci sono i banchi degli operatori, i tavoli con i computer, enormi divani rossi con riviste e giochi in scatola per l’attesa del proprio turno. La musica è costante e la sensazione  è di trovarsi in un vero punto di ritrovo. La ragazza che mi prende in consegna mi aiuta davvero a costruire il piano e ora da qui al 13 agosto, più o meno so dove dormirò, con che mezzi mi muoverò, giorno per giorno. Ho deciso di arrivare fino a Brisbane e da lì prendere un aereo per Sydney. Sarebbero troppi chilometri fino alla capitale del New South Wales e ho voglia di fare le cose con calma. Sento la stanchezza delle giornate nel Northern Territory, quindi … mi prendo i tempi giusti.

La sera vado a cena, sotto un diluvio autunnale, con Isi e Fede. Questa è davvero la nostra ultima cena insieme. Di nuovo, brindisi, baci, abbracci.

The reef: la barriera corallina.

Per la mia prima giornata esplorativa a Cairns ho prenotato un uscita in barca per scoprire la barriera corallina. Il tempo è orrendo: cielo grigio, mare mosso. Piove. Ma non importa. È un po’ come quando i nostri turisti vanno a sciare nonostante il fastidioso nevischio, la nebbia e il freddo, eppure sono felici.

Salgo sulla barca e di nuovo sento parlare tutte le lingue possibili: francese, italiano, spagnolo, olandese, e altro non identificabile. L’equipaggio ci accoglie con una ricca colazione.  Davanti ad una tazza di nescafè fumante, di nuovo, s’inizia a chiacchierare con i passeggeri. La ragazza tedesca che vive a Münster, il peruviano, Luis, che lavora alla Stanford University, il francese che lavora a Sydney, gli italiani in viaggio di nozze, una coppia di argentini, che nel corso della giornata diventeranno i “nonni” di tutti noi.

La prima tappa avviene in mezzo al mare.

Le onde sono alte, il mare è scuro, quasi. Ci mettiamo muta, gilet di salvataggio, pinne, maschera e boccaglio e ci buttiamo. L’acqua è incredibilmente calda. Le onde sono altissime e io mi meraviglio di me stessa: non mi fanno paura. Forse perché sono circondata da altre persone e guide esperte. Come prima esplorazione … beh, rimango quasi delusa, o dispiaciuta. Il mare è mosso, i pesci stessi sott’acqua vengono trascinati dalle correnti come fossero ubriachi, la sabbia mossa rende tutto poco visibile. L’unica vera sorpresa è un branco di pesci enormi, gialli e grigi, che circonda la nostra barca.

Il pranzo che ci aspetta, una volta usciti dall’acqua e asciugati,  è ricchissimo. Io non sono nemmeno abituata a essere servita, dopo i giorni di “duro lavoro” nei campeggi. Qui dobbiamo solo sederci e mangiare: insalate, frutti di mare, salmone, gamberetti, polipo … e poi caffè e frutta.

Per digerire facciamo un giretto con la mirror boat: un’imbarcazione con il fondo di vetro. Vediamo coralli, pesci e tartarughe … bellissime, ma noi siamo pur sempre fuori e tutto appare un po’ lontano.

Le isole

La sorpresa ci aspetta il pomeriggio. Il capitano ci spiega che andremo all’isola. Io mi immagino un’isoletta con palme e alta vegetazione. L’isola invece è due isole, che sono solo un mucchio di sabbia in mezzo all’oceano. Una secca. Qui, infatti, mi raccontano era affondata una nave olandese e i superstiti si erano salvati proprio su questa sabbia. Davvero solo sabbia. E nient’altro. Veniamo portati con un gommone. Il cielo è grigio, il mare turchese, la poca sabbia di queste piccole isole è bianca. Iniziamo a camminare da un’isola all’altra. L’acqua mi arriva alle cosce, è mossa, piove e c’è un vento forte. Sembriamo noi i superstiti di naufragio. Tutti vestiti di nero a fatica avanziamo, sorpresi e stralunati per questo paesaggio e per la situazione surreale: a piedi in mezzo all’oceano! Il ritorno alla barca avviene a nuoto.

Io seguo Lee, una delle guide. Ora, questa è un’altra di quelle cose che forse è difficile descrivere. Posso solo dire che avrei voluto urlare sott’acqua da quanto era straordinario quello che vedevo, ma il boccaglio in bocca me lo ha impedito. Nuotiamo da un gruppo di coralli all’altro. Bisogna immaginarsi che il mare è mosso e piove e c’è vento, ma quando sei sott’acqua tutto è calmo e magico. Vedo coralli grigi con le punte blu fosforescenti, coralli gialli che sembrano velluto peloso, coralli color glicine, coralli viola scuro, e intorno pesci di ogni tipo che nuotano con noi. Un piccolo branco di pesciolini azzurri quasi elettrici, al passaggio di una mano di Lee, si infila velocissimo dentro i coralli, come uno sciame. Ci sono conchiglie bianche con l’apertura che sembra una bocca, grandi come una sacca, una borsa, che si aprono e chiudono. C’è tutta una vita lì sotto ed io non vorrei più uscire dall’acqua. Intorno alla nostra barca di nuovo pesci enormi ci aspettano.

Che meraviglia!

Ormai, purtroppo, il pomeriggio avanza e così siamo di nuovo tutti in barca. Ci aspetta la merenda: te, caffè e torta. Le ultime ore le trascorro solo chiacchierando. Lee, la nostra guida, mi racconta che con la sua ragazza francese va spesso, quando è in Europa, alle Cinque Terre. Il ragazzo francese mi regala indicazioni utili per Sydney, per i luoghi più alternativi. I nonni argentini semplicemente ci seguono e ci fotografano. Al momento dei saluti, tutti quanti li baciamo e abbracciamo. Io sto davvero bene. Posso parlare spagnolo e poi inglese e tedesco.

La cosa davvero affascinante di questo viaggiare è che continui a incontrare gente e che ognuno ti aiuta a pianificare il viaggio, ognuno ti racconta le sue esperienze, ti consiglia dove dormire, dove andare o non andare. Inoltre, gli australiani che ho incontrato fino ad ora, le nostre varie guide, sono semplicemente bravi. Professionali e non complicati. Ti fanno passare giornate bellissime e tu non devi preoccuparti di niente. Non hai mai la percezione che “lavorino” per te. Sono informali, simpatici, si raccontano e ti ascoltano … Easy Living, potrebbe essere lo spot per questo paese, o perlomeno per i turisti che lo attraversano.

Dopo essere passata dal rosso del deserto ai coralli dell’oceano, penso che l’Australia dovrebbe fare proprio il claim dell’Alto Adige: die Magie der Vielfalt. La magia e la varietà vere sono qui, nell’Oz-land.

Insomma, di nuovo una giornata chiusa con un “Wow, che giornata!”

La conclusione la celebro al bar del Novotel con la coppia di italiani. Poi a letto, non riesco a tenere gli occhi aperti dalla stanchezza.

Rainforest

Nonostante la pioggia e nonostante la stanchezza al risveglio, nel mio terzo giorno di Cairns, decido di non rinunciare alla visita della foresta pluviale. La pioggia è davvero intensa, ma il clima sembra, di nuovo, buono.

La guida, Bart, è la prima guida over 50anni che incontro. Non pensate, tuttavia, ad una persona precisina: i suoi sono capelli lunghi e raccolti in una coda, è scalzo, e sfoggia uno humor degno di un ramo della mia famiglia. Con una ragazza francese commentiamo che per entrambe è il primo over 50 che vediamo. Fino ad ora in giro davvero ho incontrato solo under 40, se non addirittura under 30!

Sul pulmino, per pura coincidenza incontro Luis, il ragazzo peruviano conosciuto il giorno prima.

Nell’ordine sotto la pioggia torrenziale vedo: la casa di centinaia di pipistrelli dal musetto giallo, un ficus enorme che sembra un essere alieno, e poi la vegetazione della foresta. Piante bellissime, attorcigliate tra loro, liane diventate alberi, piante che crescono sopra e dentro altre piante. Lungo il sentiero veniamo pure attaccati da bestie della giungla: minuscole sanguisughe che si attaccano alle gambe! Con la prima reagisco in modo schifato, ma poi mi ci abituo e dolcemente le prendo e le adagio per terra.

Ci fermiamo anche a due laghi di origine vulcanica, ma certo, la pioggia toglie un po’ di piacere. Anzi, sembra di essere a qualche laghetto dalle nostre parti. La nebbia intorno cancella il paesaggio e la pulizia e l’ordine intorno danno la sensazione di essere da qualche parte in Germania.

Eppure, nonostante la pioggia, arrivati alle cascate Millaa Millaa il tuffo non può mancare! Il bacino è rossastro, ma la cascata è davvero invitante e allora ci mettiamo il costume e ci buttiamo in acqua. Siamo solo donne,  evidentemente più coraggiose dei ragazzi freddolosi. L’acqua è davvero gelida, ma trovarsi a dorso sotto la cascata è bellissimo.  E poi finalmente mi sveglio!

La foresta che abbiamo visitato si trova nell’Atherton Tableland. È un altopiano di origine vulcanica, fatto di avvallamenti, pianure, colli dolci e verdissimi. La foresta pluviale qui è tropicale, di altopiano, appunto, e complessa perché ha una varietà ricchissima di flora e fauna. L’altopiano, tuttavia, è stato in parte spogliato dell’intricata vegetazione tropicale per fare posto agli allevamenti di mucche frisone e alle piantagioni di mango, papaya, avocado e fragole. Si passa così attraverso una strada di campagna, tortuosa a volte, ma essenzialmente dolce, con curve che ti portano da un colle all’altro, con fattorie di legno, stalle e campi. Sarebbe un paesaggio quasi familiare, non fosse per le palme, i banani e altre piante tropicali che decorano i cortili delle fattorie.

Ultimo giorno a Cairns

Oggi è il mio ultimo giorno a Cairns e faccio la pigrona. Ho dormito 10 ore. Non faccio letteralmente niente. Domani si riparte. La prossima meta è Mission Beach.

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