Varna | Bulgaria | #GoldenSands — giugno 11, 2015

Varna | Bulgaria | #GoldenSands

Destinazione di lavoro: Varna, località balneare bulgara sul Mar Nero.

Parto con alcune immagini in mente. Mar Nero, Istanbul e il Bosforo e il Mar di Marmara e i Dardanelli, la costa verde e l’imbocco in un mare presidiato come fosse l’entrata in un luogo proibito. Filo spinato e soldati. Petroliere in transito. Da lì, anni fa, guardavo verso il grande mare dell’est sognando storie. Odessa e la corazzata Potemkin, non quella di Fantozzi, però. Paesi che erano nemici. E ora, prima di partire, guardo il perimetro. Sogno di seguirne i bordi. Altre immagini mi vengono in mente. Fatih Akin e il suo film “Ai confini del paradiso”, la Turchia. Sochi, sede olimpica, Russia e Ukraina, e poi la Bulgaria. Mi viene in mente lo yogurt. Non so cosa aspettarmi. Parto curiosa. Immagino, chissà perché, una costa curata ma semplice, un mare gelido ma trasparente, un luogo silenzioso con tracce di storia.

Trovo il Golden Sands. Il lungomare di sabbia sottile con una finta Tour Eiffel, un finto hotel viennese, una finta ruota di Vienna, una finta baita bavarese, un finto tempio romano, una copia dello schiuma party di Ibiza, palme di plastica, bibite colorate, bicchieri lunghi un metro pieni di tequila, gruppi di giovani maschi, bianchi, pelle bruciacchiata in diverse versioni: spenti come zombie, tatuati, agitati, urlanti, danzanti, bevitori. E ragazze, ovvero gruppi di ragazze in diverse versioni: spente come zombie, tatuate, agitate, urlanti, danzanti, bevitrici. In gruppo. Sempre o gruppi di ragazzi o gruppi di ragazze. Il mescolamento avviene solo dentro i recinti per le feste. Dove appiccicati gli uni agli altri, con fischietti o magliette uguali, ballano, ballano e ballano. E bevono. Iniziano quando il sole supera lo zenit. Prima, fluttuano in un limbico hangover.

Guardo il Mar Nero e sento musica dietro di me, e a sinistra e oltre e oltre ancora e a destra e oltre e oltre ancora. A distanza di 10 metri, ogni dieci metri, musiche diverse. E casettine di legno che vendono creme di rosa, shampoo di rosa, bagnoschiuma di rosa, e poi magliette di marca finte, borse di marca finte, camice di marca finte. Tutto finto, senza tregua.

L’immaginario sparisce. Entro in acqua, vado oltre le boe, mi lascio cullare dalle onde di un mare che tocca le sponde di paesi lontani, guardo a est, verso la Russia. Finalmente qui il silenzio. Il mare non è lo scopo del turista di Varna. Per fortuna. Almeno qui trovo un po’ di pace per vista e udito, e trovo spazio per altre finzioni, le mie finzioni, quelle che mi ero immaginata nella mia mente, prima di approdare al Golden Sands di Varna in Bulgaria.

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