E poi succede che all’aeroporto rivedi persone che hai incrociato per strada, a una degustazione, a un incrocio o al ristorante. Ed è come se fossimo stati lanciati qui, sull’isola, ognuno con il suo desiderio o con il suo bisogno. Abbiamo girato dentro lo stesso contenitore e ora insieme ce ne andiamo. Siamo riconoscibili per la pelle rossa, bruciata dal sole del nostro condiviso ultimo giorno. E ci confrontiamo su luoghi visti, cose fatte, prodotti acquistati, vini assaggiati.
Inizia già qui, prima ancora di partire, la costruzione della memoria. Non ci vedremo mai più, ma ora, ancora per un po’, siamo portatori di una stessa condivisa visione. Di un sapore comune. E ce lo teniamo stretto. Come un ancoraggio a questi ultimi momenti di vacanza, di evasione.

L’aereo è arrivato e scarica persone che sono i noi una settimana fa. Sono come eravamo noi prima. Ci separano vetri trasparenti. Loro pallidi, noi abbronzati. Loro in attesa di vivere, noi con la memoria del vissuto. Ma in fondo identici.

E appena noi saliremo sull’aereo, saremo già lontani. Saremo di nuovo nel mondo reale.