Torino | amore a ogni vista | #1 — giugno 21, 2015

Torino | amore a ogni vista | #1

Se dici Torino e pensi città, pensi poco.

Torino é palazzi e strade. Ma Torino é anche acqua e boschi. E storia dentro i palazzi, lungo le strade, e dentro l’acqua e nei boschi.

Parti con l’autobus, scendi al Ponte Isabella e inizia la magia. Questa piccola magia, che mescola la cinciallegra e il fassino, i ruscelli e i canneti, le ville protette da recinzioni, gli alberi immensi, i sentieri di terra, di ghiaia, di asfalto.  E poi la Storia della cittá e del paese. I bunker della seconda guerra mondiale  e il  Faro della Vittoria, e pure la retorica degli anni Venti di D’Annunzio circondata dai nomi di quasi 5000 caduti nella Grande Guerra. E intorno: il bosco. L’ oggi. Cani che scodinzolano felici. E bimbi che giocano con i sassi.

Camminare a Torino é certamente un buon nutrimento per gli occhi. Immergersi nella sua collina é un nutrire tutto, occhi e spirito. E l’ordine e il rigore che vedo dall’alto immersa nel verde, fatti di viali paralleli, di filari verdi, di piazze geometriche é pace. E amore.


Le immagini su Torino si trovano qui

Varna | Bulgaria | #GoldenSands — giugno 11, 2015

Varna | Bulgaria | #GoldenSands

Destinazione di lavoro: Varna, località balneare bulgara sul Mar Nero.

Parto con alcune immagini in mente. Mar Nero, Istanbul e il Bosforo e il Mar di Marmara e i Dardanelli, la costa verde e l’imbocco in un mare presidiato come fosse l’entrata in un luogo proibito. Filo spinato e soldati. Petroliere in transito. Da lì, anni fa, guardavo verso il grande mare dell’est sognando storie. Odessa e la corazzata Potemkin, non quella di Fantozzi, però. Paesi che erano nemici. E ora, prima di partire, guardo il perimetro. Sogno di seguirne i bordi. Altre immagini mi vengono in mente. Fatih Akin e il suo film “Ai confini del paradiso”, la Turchia. Sochi, sede olimpica, Russia e Ukraina, e poi la Bulgaria. Mi viene in mente lo yogurt. Non so cosa aspettarmi. Parto curiosa. Immagino, chissà perché, una costa curata ma semplice, un mare gelido ma trasparente, un luogo silenzioso con tracce di storia.

Trovo il Golden Sands. Il lungomare di sabbia sottile con una finta Tour Eiffel, un finto hotel viennese, una finta ruota di Vienna, una finta baita bavarese, un finto tempio romano, una copia dello schiuma party di Ibiza, palme di plastica, bibite colorate, bicchieri lunghi un metro pieni di tequila, gruppi di giovani maschi, bianchi, pelle bruciacchiata in diverse versioni: spenti come zombie, tatuati, agitati, urlanti, danzanti, bevitori. E ragazze, ovvero gruppi di ragazze in diverse versioni: spente come zombie, tatuate, agitate, urlanti, danzanti, bevitrici. In gruppo. Sempre o gruppi di ragazzi o gruppi di ragazze. Il mescolamento avviene solo dentro i recinti per le feste. Dove appiccicati gli uni agli altri, con fischietti o magliette uguali, ballano, ballano e ballano. E bevono. Iniziano quando il sole supera lo zenit. Prima, fluttuano in un limbico hangover.

Guardo il Mar Nero e sento musica dietro di me, e a sinistra e oltre e oltre ancora e a destra e oltre e oltre ancora. A distanza di 10 metri, ogni dieci metri, musiche diverse. E casettine di legno che vendono creme di rosa, shampoo di rosa, bagnoschiuma di rosa, e poi magliette di marca finte, borse di marca finte, camice di marca finte. Tutto finto, senza tregua.

L’immaginario sparisce. Entro in acqua, vado oltre le boe, mi lascio cullare dalle onde di un mare che tocca le sponde di paesi lontani, guardo a est, verso la Russia. Finalmente qui il silenzio. Il mare non è lo scopo del turista di Varna. Per fortuna. Almeno qui trovo un po’ di pace per vista e udito, e trovo spazio per altre finzioni, le mie finzioni, quelle che mi ero immaginata nella mia mente, prima di approdare al Golden Sands di Varna in Bulgaria.

Pantelleria | #last — maggio 30, 2015

Pantelleria | #last

E poi succede che all’aeroporto rivedi persone che hai incrociato per strada, a una degustazione, a un incrocio o al ristorante. Ed è come se fossimo stati lanciati qui, sull’isola, ognuno con il suo desiderio o con il suo bisogno. Abbiamo girato dentro lo stesso contenitore e ora insieme ce ne andiamo. Siamo riconoscibili per la pelle rossa, bruciata dal sole del nostro condiviso ultimo giorno. E ci confrontiamo su luoghi visti, cose fatte, prodotti acquistati, vini assaggiati.
Inizia già qui, prima ancora di partire, la costruzione della memoria. Non ci vedremo mai più, ma ora, ancora per un po’, siamo portatori di una stessa condivisa visione. Di un sapore comune. E ce lo teniamo stretto. Come un ancoraggio a questi ultimi momenti di vacanza, di evasione.

L’aereo è arrivato e scarica persone che sono i noi una settimana fa. Sono come eravamo noi prima. Ci separano vetri trasparenti. Loro pallidi, noi abbronzati. Loro in attesa di vivere, noi con la memoria del vissuto. Ma in fondo identici.

E appena noi saliremo sull’aereo, saremo già lontani. Saremo di nuovo nel mondo reale.

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